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"FANGO E STELLE"
OPERA INIZIALE IN LINGUA NAPOLETANA
T VON NFANGà RIMAN SEMB TE STESS NUNG RA SODDISFAZION, NU CAR NDE TENDAZION TE MIERT NUNDE DONG E VUO TE FACC RA TALMENTE TANTA FAMA CHE ANCHE IL FANGO NON MI SMUOVE DA CIÒCHE SONO. NUM FOT, NUM FAT SCEM (FESSO, NON MI FREGATE) CRè A VIT S L'AMMOR NUNS SEND? C C FACIM NGOP A TER ?(CHE MISSIONE ABBIAMO SU QUESTA TERRA??) PERCHÉ CI ODIAMO? PERCHÉ DESIDERIAMO CIÒ CHE NON ABBIAMO? PERCHÉ SOFFRIAMO E PENSIAMO AGLI AVVENIMENTI DEL PASSATO?? COSA SIAMO SENZA PASSATO?? COS'È IL CIELO SENZA NUVOLE, COS'È UNA TEMPESTA SENZA FULMINI. COS'È L'AMMORE SENZA UN CUORE??
Rimani sempre te stesso —
facile a dirsi, vero?
Come se il mondo non ti spingesse ogni giorno
a diventare qualcosa che non sei,
a piegarti, a sorridere, a fingere.
Non dare soddisfazione.
Neanche una briciola.
Perché c'è chi aspetta la tua caduta
con più pazienza di quanto tu abbia mai aspettato
la tua fortuna.
Ho tanta fama —
o almeno così dicono.
Eppure il fango non mi smuove.
Strano, no?
Di solito il fango sporca tutto.
Ma forse sono fatto di qualcosa
che il fango non riesce ad afferrare.
O forse — e qui viene la parte filosofica —
il fango siamo noi,
e la sporcizia è solo il riflesso
di chi ci guarda.
Non sono fesso.
Non mi fregano.
Ci hanno provato — oh, ci hanno provato —
con le parole dolci,
con le promesse vuote,
con quell'amore che sembrava reale
ma aveva il sapore del niente.
Credi davvero di aver vissuto
se l'amore non l'hai mai sentito?
Non quello vero.
Quello che brucia,
quello che resta,
quello che fa male anche quando è bello.
E allora dimmi:
che missione abbiamo su questa terra?
Nascere, soffrire, sorridere per educazione
e poi sparire?
Sembra uno scherzo di cattivo gusto.
Eppure eccoci qui,
tutti quanti,
a recitare la stessa parte
in un teatro senza applausi.
Perché ci odiamo?
Forse perché è più facile odiare
che capire.
Perché desideriamo ciò che non abbiamo?
Forse perché ciò che abbiamo
non fa mai abbastanza rumore.
E il passato —
ah, il passato.
Ci torniamo sempre,
come cani al loro osso,
come poeti alla loro ferita preferita.
Soffriamo e ci nutriamo di ieri
dimenticando che oggi
sta già diventando domani.
Ma cosa siamo senza passato?
Niente.
Un foglio bianco
che non sa ancora
di poter diventare una storia.
Cos'è il cielo senza nuvole?
Solo azzurro — bello, certo,
ma senza carattere.
Cos'è una tempesta senza fulmini?
Solo rumore.
Cos'è l'amore senza un cuore?
Una parola.
Bella da dire,
vuota da vivere.
Rimani sempre te stesso, allora.
Anche quando fa schifo.
Anche quando il fango sale.
Anche quando nessuno applaude.
Perché alla fine,
l'unica cosa che non ti tradisce mai
sei tu —
se hai il coraggio di restare.
NOTA POETICA:
“Questa poesia nasce da un mio scritto grezzo, scritto con rabbia, con fatica, con verità. Non l’ho cancellato — l’ho trasformato.”